Valorizzazione dei rifiuti: scenari attuali e strategie per il 2030

Redazione - 19 Dic 2017 - 17:25
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Un settore che vale 10 miliardi di euro divisi tra grandi multiutility e operatori medio piccoli, con una crescita delle soluzioni in house da parte dei Comuni: il quadro del comparto della raccolta e della selezione dei rifiuti nel rapporto 2017 di Althesis

Il settore dei rifiuti in Italia conta oltre duecento imprese, il cui valore alla produzione nel 2016 ha toccato complessivamente i 9,6 miliardi di euro. Estremamente diversificato il quadro degli attori che si muovono in Italia, dove coesistono diversi modelli di imprese (grandi player, pmi, multiutility), estremamente differenziate nelle performance e nella governance, all’interno di un quadro normativo denso di criticità e perennemente in evoluzione.

Ne è ultimo esempio l’ennesima proroga dell’operatività a regime del SISTRI, il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti che sulla carta avrebbe consentito la razionalizzazione del sistema ma che alla luce dei fatti ha duplicato gli oneri documentali a carico delle imprese della filiera.

Anche alla luce dell’esigenza di stabilità normativa, il Waste Strategy Annual Report 2017 di Althesis traccia per il waste management italiano alcuni possibili scenari, rivolti all’immediato futuro e allungati alla prospettiva del 2030, delineando gli elementi per una strategia nazionale per superare il grave ritardo nell’attuazione degli obiettivi ambientali fissati dall’Unione Europea e compensare le arretratezze gestionali e ambientali.

I maggiori player italiani della raccolta

I primi 100 player italiani si contendono il 74,1% (7,37 mld €) del valore complessivo della raccolta dei rifiuti non pericolosi (19,3 mln di tonnellate) per il 44,3% dei Comuni italiani (3.547 su 7.978), servendo quindi il 62,4% della popolazione: quasi 38 milioni di cittadini.

Il restante quarto del valore della produzione complessivo (2,23 mld €) è prodotto da un numero molto elevato di gestori, in un panorama nazionale connotato da grande frammentazioni e forti squilibri territoriali.

Cinque i raggruppamenti strategici dei top 100 player: le 3 grandi multiutility che operano su scala regionale o macroregionale anche su altri comparti; i 7 operatori metropolitani, aziende pubbliche di igiene urbana di città sopra i 250mila abitanti; le imprese pubbliche o miste a maggioranza pubbliche, suddivise in piccole e medie monoutility (50) e piccole e medie multiutility (21, concentrate nel Centro-Nord); infine i 19 operatori privati, tra grandi aziende operanti in molteplici territori e pmi concentrate in zone limitate, soprattutto al Sud.

Il valore della produzione di tali aziende è aumentato rispetto all’anno precedente del 3,8%, con una crescita dell’EBITDA del 11,5%, sebbene sia da sottolineare come le pmi mono e multiutility abbiano visto un calo dei margini (rispettivamente del 4,7% e del 2,5%), mentre sono cresciuti per le grandi multiutility (del 17%), a conferma di quanto l’integrazione delle attività lungo la filiera costituisca un elemento chiave per la redditività.

Elevati e in crescita anche gli investimenti: le cento maggiori imprese hanno investito 349,1 mln € nella filiera ambientale (+10,1% rispetto al 2015), con agli estremi le grandi (47,5%) e le piccole e medie multiutility (12,8%) rispetto agli operatori metropolitani scesi dal 16,9% al 10,4% del totale degli investimenti, che vedono sempre privilegiato il Nord Ovest (39,1%, in crescita di quasi tre punti).

La selezione e la valorizzazione

Il secondo segmento, quello della selezione e recupero di materia, condivide con quello della raccolta la frammentazione e la disomogeneità del quadro nazionale: un ecosistema di imprese attive nella selezione di carta, plastica, vetro, metalli, legno che conta 114 player con un fatturato superiore ai 5 mln € nel 2016.

Si tratta di un complesso di piccole medie imprese private per un valore alla produzione complessivo di 2,2 mld € (di cui le prime dieci coprono il 37%), mentre il valore della produzione medio è intorno ai 19 milioni. Per il 61% sono aziende specializzate nel trattamento di rifiuti sia urbani sia speciali, mentre l’11% si occupa solo di rifiuti speciali. La selezione dei metalli è l’attività che registra le migliori performance (seguita dalla plastica) ma il segmento è caratterizzato da sensibili differenze tra le aziende per efficienza industriale e redditività.

Sulla spinta dell’innovazione tecnologica, tesa a migliorare la qualità delle materie prime seconde, e delle politiche ambientali improntate all’economia circolare, il settore della selezione e della valorizzazione si sta lentamente consolidando, anche grazie a operazioni di acquisizione e aggregazione da parte dei maggiori operatori.

Strategie in atto e scenari futuri

Il waste management nel suo complesso ha visto nell’ultimo anno portate a compimento 45 operazioni straordinarie, la metà delle quali rappresentata da acquisizioni o cessioni di quote societarie derivanti da due differenti tipi di strategie: la liquidazione dei privati da parte delle amministrazioni locali per gestire in house il servizio di raccolta, e l’ingresso, viceversa, di partner privati nelle società pubbliche per trasferirvi il proprio know-how, soprattutto nell’attività di trattamento.

Si tratta di soluzioni che procedono in direzione opposta, a riprova di quanto in tali scelte pesino le differenze territoriali e la modalità di governance. Il rapporto evidenzia quanto l’approccio industriale proprio alle grandi società multiservizi stia guidando i processi di aggregazione in grande parte del Nord Italia (in Liguria e Piemonte in particolare), mentre un ritorno al territorio, con un ruolo crescente assunto dai Comuni, caratterizza gli scenari presenti e futuri soprattutto al Centro Italia (ma anche alcune amministrazioni del Ponente ligure stanno valutando di ripensare il servizio di raccolta ricorrendo all’affidamento in house).

Strategie a lungo termine non possono prescindere dalla razionalizzazione delle società partecipate, peraltro già accelerata dai processi di aggregazione e dai provvedimenti normativi, dall’integrazione lungo la filiera, imposta dall’aumento dei volumi di differenziata e dalle esigenze di massimizzarne la valorizzazione, dalle aggregazioni territoriali di più gestori dei servizi di raccolta e smaltimento per ottenere economie di scala, ottimizzare investimenti e qualità nel servizio.

Con la riduzione del volume di rifiuti indifferenziati (inviati al recupero energetico e in discarica) e l’aumento del valore del materiale recuperato, si stima che il mix di ricavi nella filiera si evolva verso una progressiva detassazione nel finanziamento della gestione ed a un aumento dei ricavi da riutilizzo.

D’altronde, il peso della raccolta differenziata non potrà che crescere: per arrivare ai target definiti dalla UE (dal 65% al 70% di riciclo per il 2030), l’Italia dovrà drasticamente aumentare gli impegni per superare l’attuale 42,2% accreditato dall’ISPRA e avanzare nella direzione auspicata dal Goal 12 dell’Agenda 2030.

Inevitabile, quindi, che il rapporto si chiuda con la richiesta di una strategia nazionale per i rifiuti in grado di rispondere alle sfide globali dell’economia circolare, rafforzare e garantire continuità e prospettiva agli investimenti nel settore, rendere efficienti e coerenti le pratiche di sostenibilità.

Sono otto i pilastri evidenziati nel rapporto: la creazione di una Autorità nazionale di regolamentazione, analoga a quella operante nel ramo energetico, unico punto di riferimento per tutti gli operatori e supporto alla crescita e alla programmazione; la stabilità normativa, che ponga ordine e renda efficaci i molteplici decreti attuativi in un sistema di regole certe ed uguali, supportata da tavoli di coordinamento istituzionali; il supporto ai processi di aggregazione e l’integrazione industriale tra le matrici, con affidamenti d’ambito che superino i confini autorizzativi nella filiera; un piano impiantistico nazionale per ridurre i pesanti squilibri territoriali (evidente il deficit di impianti di trattamento della parte organica nel Centro-Sud, in particolare in Sicilia e Sardegna).

Infine, una raccolta differenziata di qualità (la tariffazione puntuale, sistemi a incentivo) e un piano di comunicazione sul ciclo dei rifiuti adeguato, in grado di aumentare la percezione delle potenzialità insite nell’atto del riciclo e, di converso, i rischi derivanti dall’inazione e dalle cattive pratiche.

per approfondire

Waste strategy, a che punto siamo? sul sito di Althesis

la posizione dell’Italia rispetto al Goal 12 Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

l’analisi del Goal 12 nel Rapporto Asvis 2017

scarica la sintesi del rapporto Althesis

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