Non è un paese per lettori

Sebastiano Tringali - 12 Ott 2017 - 14:44
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Aumento del fatturato complessivo ma crescita lenta, diversificazione dei canali di vendita, calo progressivo dei lettori: il bilancio dell’editoria italiana nell’ultimo anno fornisce dati in chiaroscuro.

L’ultimo Rapporto sullo stato dell’Editoria in Italia 2017 dell’Associazione Italiana Editori AIE presentato nel corso dell’ultima Buchmesse di Francoforte evidenzia come, seppur molto lentamente, il settore stia uscendo dalla crisi: il fatturato complessivo del mercato del libro nuovo nel 2016 raggiunge quota 2,561 miliardi di euro, con una crescita dell’1,2% sull’anno precedente, ma ancora lontano dai valori del 2011 (3,1 miliardi).

In questo lasso di tempo la novità più significativa è da individuare nella trasformazione dei canali di vendita: l’ingresso dell’e-commerce nelle abitudini di consumo editoriale degli italiani (120 milioni di euro del 2016 solo per Amazon) ha ridotto il perimetro dei canali tradizionali, librerie e Gdo, non contribuendo tuttavia che in parte a farne risalire i numeri al periodo pre-crisi.

Mentre cresce l’e-commerce e tengono sostanzialmente le librerie tradizionali, il calo più sensibile si registra nella grande distribuzione, cui l’AIE addebita il 46% del minor fatturato di questi anni. Per il canale «malato» dell’editoria italiana – si sottolinea nel Rapporto – diminuisce sì il fatturato ma non il ruolo, non secondario, assolto nell’intercettare un pubblico nuovo di lettori e di clienti poco avvezzo alla frequentazione delle librerie tradizionali, oppure limitato dall’assenza di punti vendita nei piccoli centri urbani. Pubblico in gran parte migrato verso canali dotati di maggiore assortimento e di servizi maggiori all’utente, sebbene quasi un milione di persone dichiari ancora di acquistare libri solo in supermercati e grandi magazzini.

Nel primo semestre 2017 si confermano le tendenze centrali del mercato: i canali trade (al netto della Gdo, ossia librerie di catena e indipendenti, store online senza Amazon) fanno segnare nella prima parte del 2017 un +1,1% a valore, ossia considerando il prezzo di copertina (ma -1,1% per numero di copie, pari a circa 740mila libri venduti in meno). La grande distribuzione si conferma in difficoltà anche per i primi mesi dell’anno, con 59,3 milioni di euro di spesa, rimanendo tuttavia al 10,5% del mercato.

Per far fronte alla perdurante crisi generale del mercato editoriale Odei, l’Osservatorio degli editori indipendenti (organizzatore del Book Pride Genova), insieme al Sil (Sindacato italiano librai), all’Alleanza delle cooperative e alla Lim (Librerie indipendenti milanesi), ha sollecitato recentemente il ministero dei Beni Culturali per un intervento urgente di revisione della legge sul prezzo dei libri (legge Levi) allineandone il tetto massimo di sconto  (dal 15 al 5%) a quella dei principali paesi europei.

Segnali positivi sul fronte della produzione di titoli, in aumento al pari delle case editrici; tenuta per l’editoria cartacea e aumento nella produzione e nel consumo di e-book e dei device (900mila italiani nel 2016 hanno acquistato un e-reader, mentre è cresciuto esponenzialmente anche l’acquisto di tablet e smartphone a grande schermo).

Migliora anche la vendita di diritti editoriali all’estero, segno di un apprezzamento internazionale in crescita verso la produzione qualitativamente più elevata, grazie all’apporto dell’editoria per ragazzi, del graphic novel, del lifestyle. Le vendite di diritti di volumi editi in Italia all’estero sono infatti passate dai 1.800 titoli del 2001 agli attuali 6.500 (+264,7%) con un +17,6% di crescita media annua.

Pessime notizie, invece, sul fronte del numero dei lettori italiani. Il basso indice di lettura costituisce infatti il principale problema di crescita, non solo del settore editoriale ma della competitività del Paese, anche in relazione al contesto internazionale: ne sono rilevatori i dati OCSE-PISA sulle competenze di comprensione dei testi e quelli della lettura di libri da parte dei ceti dirigenti e professionali (il 39% non legge alcun libro nel tempo libero) e dei laureati (25% di non lettori). Il grafico elaborato da Italiani.coop in occasione dell’ultimo salone del Libro di Torino restituisce la gravità del fenomeno e la sua accelerazione negli ultimi anni.

@ItalianiCoop

Il calo dei lettori è realmente preoccupante, e il confronto con l’editoria internazionale fornisce un quadro da sottosviluppo. L’Italia registra la più bassa percentuale di lettori con una media di 40,5% nel 2016 (era il 42% nel 2016, dati Istat), al di sotto della Spagna (62,2%), del 68,7% della Germania, del 73% negli Stati Uniti, dell’83% del Canada, dell’84% della Francia fino all’invidiabile 90% della Norvegia.

Secondo l’Istat è il Friuli-Venezia Giulia la regione italiana con una maggiore percentuale di lettori in rapporto alla popolazione, mentre la Liguria occupa la settima posizione.

Scarica dal sito AIE la sintesi del Rapporto sullo stato dell’editoria 2017 

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