La società dei vulnerabili: povertà e famiglie in Liguria

Stefano Gaggero - 14 Nov 2017 - 12:00
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I dati della nostra indagine sulla povertà in Liguria presentati nel corso del Congresso delle cooperative sociali liguri

I dati economici evidenziano come la Liguria abbia patito la grande recessione più del Nord Ovest (la macroregione che include, oltre la Liguria, anche Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia) e dell’Italia.

La nostra regione fatica a recuperare la ricchezza perduta e oggi si dibatte in una fase di continua stagnazione. Allo stesso tempo, la distribuzione del reddito è sempre più diseguale e sono sempre di più le persone che affrontano un rischio di povertà o esclusione sociale oppure che devono fronteggiare gravi deprivazioni. Guardando a molti indicatori dopo la crisi, la Liguria si trova a vivere una situazione che, in negativo, ci avvicina ai valori medi nazionali e allontana da quelli del più benestante Nord Ovest.

Tutto questo capita in un territorio nel quale le famiglie sono più piccole e dove più persone vivono sole; un territorio che è pure il più anziano d’Europa e quindi, visto come le disuguaglianze sociali ed economiche richiamino anche disuguaglianze sanitarie, richiede una particolare attenzione alle politiche di welfare e un monitoraggio meticoloso degli indicatori sulle condizioni di salute dei suoi abitanti.

La ricchezza in circolazione in Liguria è diminuita con la crisi e oggi rimane sui livelli del 2008, non tenendo il passo con la stagnante ripresa del Nord Ovest e dell’Italia

La recessione ha determinato una riduzione della ricchezza mediamente prodotta e disponibile, in particolare in Liguria che ha perso terreno sul Nord Ovest e tutto il Paese.

Il PIL in Liguria dall’inizio del millennio fino al 2008 ha seguito una curva pressoché sovrapposta al PIL nazionale e delle regioni nord-occidentali, con una crescita globale del 25% tra il 2001 e il 2008.

In un solo anno, nel 2009, a tutti e tre i livelli territoriali, il PIL ha subito una riduzione tra il 4 e il 5%; nel periodo successivo, fino al 2015, l’Italia e il Nord Ovest hanno di poco recuperato i valori pre-crisi, grazie a un aumento complessivo del 6-7%, mentre la Liguria rimane in una situazione di stagnazione, con un tasso di crescita pari appena all’1,4% cumulativo in 6 anni, nella metà dei quali (2010, 2012, 2013) ha avuto segno negativo.

L’andamento del prodotto interno lordo, benché sia un indicatore grossolano per misurare l’effettiva ricchezza delle persone e famiglie, ci dà un’idea della contrazione della ricchezza.

La situazione è confermata se guardiamo il calcolo del reddito medio disponibile (cioè la quantità di reddito personale, al netto delle imposte e dei contributi, che può essere spesa in consumi o accantonata in risparmi): al 2015, l’indicatore non ha ancora recuperato i livelli antecedenti alla crisi né per l’Italia, né per il Nord Ovest, né per la Liguria.

In assoluto, questo significa un reddito disponibile collocato ancora sui valori del 2010, cioè inferiore di 1.200 € sul 2008 nella nostra regione (e di 400 € sul 2009), di 1.100 € nel Nord Ovest (100 € in meno sul 2009) e di 800 nell’Italia nel suo insieme (ancora indietro di 200 € sul 2009). In Liguria, il reddito disponibile ha registrato una riduzione superiore al 6% in soli due anni tra il 2008 e il 2010 e toccato il minimo, a 19.000 €, nel 2013.

La sua distribuzione è sempre più diseguale al punto che il 5% dei più ricchi dichiara il 21% di tutto l’imponibile e il 27% dei più poveri solo il 6% dell’imponibile

Il reddito imponibile IRPEF è un altro indicatore, per quanto imperfetto, che aiuta nell’indagine sulla ricchezza delle famiglie.

Il valore medio per dichiarante è costantemente cresciuto nei tre territori, ma a un ritmo medio del 3% all’anno fino al 2008 (con un’inflazione annua nazionale al 2,4% in media) e un passo più lento intorno all’1,3% dal 2009 (inflazione all’1,3% medio).

Il procedere dell’imponibile dichiarato medio in rapporto ai residenti è anche più eloquente: dopo una crescita annua media compresa tra il 3 e il 4% per Liguria, Nord Ovest e Italia fino al 2008, tra il 2009 e il 2015 il passo ha rallentato allo 0,4 (per Italia e Nord Ovest) -0,6% (per la Liguria). Al 2015, in rapporto alla popolazione totale, i dichiaranti IRPEF sono il 66% di tutti i residenti in Italia, il 71% dei residenti nel Nord Ovest e il 73% dei residenti in Liguria.

La distribuzione dell’imponibile è divenuta maggiormente ineguale: nel 2001 il numero di dichiaranti per importi oltre 55 mila euro era tra il 2,4% (Italia) e il 3,1% (Nord Ovest), con la Liguria al 2,4%, e contava tra il 15 e il 18% dell’ammontare complessivo dell’imponibile IRPEF; nel 2015 la quantità di dichiaranti nella stessa classe è cresciuta al 4,3 (Italia)-5,5% (Nord Ovest), ma conta tra il 20 e il 21% di tutto l’imponibile.

Volendo raccontare lo squilibrio da un altro punto di vista, in Italia nel 2001 il 98% dei dichiaranti più poveri pesava l’85% dell’imponibile, oggi il 96% più povero può contare sul 79% dell’imponibile. La classe d’imponibile più ricca ha inciso per il 34% dell’aumento dell’ammontare totale a livello nazionale tra il 2001 e il 2015, per il 39% nel Nord Ovest e per il 40% in Liguria.

La classe meno ricca—fino ai 15 mila euro d’imponibile dichiarato—annovera al 2015 tra il 37 e il 45% di tutti i dichiaranti tra Italia, Nord Ovest e Liguria, per un volume d’imponibile pari al 12-15% del totale.

È, se non altro, una buona notizia, il fatto che le dimensioni di questa classe per numero di contribuenti si siano ridotte nel tempo.

A livello regionale, nel 2015, andiamo dai 35 mila euro per dichiarante (25 mila per residente) di Pieve Ligure ai 12 mila (7 mila per residente di Bajardo); nella metà dei comuni liguri l’imponibile è inferiore a 18.620 euro per dichiarante e 13.309 per abitante, ovvero il 16 e il 18% in meno del valore medio regionale.

Tra i capoluoghi, Imperia si trova al di sotto del valore medio regionale, La Spezia si colloca in sostanza sulla stessa cifra, Genova e Savona la superano.

In Liguria, al 2015, il 34% dell’imponibile è per reddito da pensione (29% nel Nord Ovest e 30% in Italia), il 5% per reddito da fabbricati (3% nel Nord Ovest e in Italia) e un altro 5% per reddito da partecipazione (anche il 5% nel Nord Ovest, il 4% in Italia).

Le differenze tra comuni sono ampie: in ventuno comuni montani l’incidenza delle pensioni sull’imponibile dichiarato nel complesso supera il 50%, con il massimo del 66% a Fascia in Val Trebbia; quasi solo in una serie di piccoli comuni marittimi, dove spiccano Portofino, Monterosso, Santa Margherita, assume una certa importante il contributo del reddito da fabbricati; infine si trovano sedici comuni dove il reddito da partecipazione supera il 10% dell’imponibile complessivo, tra cui Portofino dove vale il 16%.

Un indicatore complessivo che segnala l’accresciuta diseguaglianza nella suddivisione della ricchezza è l’indice di Gini.

L’indice di Gini rappresenta l’omogeneità della distribuzione del reddito in una scala da 0 a 1, per cui 0 rappresenta la situazione di massima equidistribuzione dove tutti percepiscono lo stesso reddito e 1 la massima disuguaglianza dove tutto il reddito è concentrato nelle mani di una sola persona.

L’indice riferito alla Liguria è cresciuto sul 2008 e, al 2014, è del 9% più alto rispetto al minimo toccato nel 2009. L’indice in Liguria è divenuto maggiore di quello del Nord Ovest, anche se resta minore del dato Italiano.

Negli anni della grande recessione la curva della nostra regione si è avvicinata a quella nazionale, con un precipitoso aumento nel 2011; solo all’ultimo calcolo disponibile è tornata prossima al dato del Nord Ovest, che invece rimasto piuttosto stabile e oggi si trova esattamente sul valore del 2008.

La quota di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale è aumentata, oggi supera un quarto dei residenti in allontanamento dal valore di riferimento del Nord Ovest

La riduzione della ricchezza e l’incremento della disuguaglianza hanno determinato un incremento delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale.

Al 2015, la percentuale di residenti in Liguria a rischio di povertà o esclusione sociale è cresciuta dal 20% del 2008 al 26% del 2015 in Liguria, a confronto coll’aumento dal 16 al 19% nel Nord Ovest e dal 26 al 29% in Italia.

Allo stesso modo dell’indicatore precedente, anche questo ha visto un avvicinarsi della Liguria al dato nazionale, quindi un peggioramento significativo nella nostra regione mentre il Nord Ovest nel complesso è riuscito a limitare i danni.

Ancora, il tasso di grave deprivazione materiale segue sempre un andamento analogo. Questo indicatore è rimasto stabile per l’Italia, il Nord Ovest e la Liguria fino al 2010, su un livello intorno al 7% per il Paese e al 3 per la nostra macroregione e regione; in due anni, tra il 2010 e il 2012, è raddoppiato per l’Italia, quasi triplicato per il Nord Ovest, più che triplicato per la Liguria.

Mentre negli ultimi tre anni misurati il tasso è diminuito nel Paese e nel Nord Ovest, la Liguria ha vissuto un ulteriore peggioramento: raggiunto un picco del 12,7% nel 2014, si colloca all’11,6% nel 2015 (sopra il valore nazionale, una volta e mezzo la percentuale del Nord Ovest e quasi quattro volte il dato medio regionale nel quinquennio 2004-2008).

Gli effetti della grande recessione si misurano in Liguria con una struttura familiare più debole rispetto al Nord Ovest e all’Italia.

Al 2016, il numero medio (media biennale) di componenti per famiglia è di 2 in Liguria, 2,3 nel Nord Ovest e 2,4 in Italia; il 38% dei nuclei familiari liguri non ha figli (il 36% nel Nord Ovest e il 32% in Italia), e il 33% di quelli con prole sono a carattere monogenitoriale (contro il 22% nel Nord Ovest e il 23% in Italia).

Il tasso di persone sole nella nostra regione è del 40% (32% nel Nord Ovest e in Italia); è invece vicino al dato della macroregione nord-occidentale e del Paese il tasso di persone sole con 60 e anni e più (57%, davanti al 56% del Nord Ovest e 54% dell’Italia), come pure il tasso di donne sole con 60 anni e più (68%, meno del 69% del Nord Ovest e uguale al 68% nazionale).

La Liguria è una regione eminentemente anziana, dove la crescita di disuguaglianze e riduzione della ricchezza non può non avere conseguenze

In aggiunta, la Liguria è la regione più anziana d’Europa e per questo naturalmente più fragile.

Al 2016, il 15,4% dei residenti ha 75 anni o più: l’unico ambito regionale nell’UE del livello “NUTS 2” a superare la percentuale del 15. Le disuguaglianze sociali ed economiche hanno effetti anche in termini di disuguaglianze della salute e delle condizioni di vita: la struttura demografica della Liguria richiede per questo un attento monitoraggio degli indicatori sanitari (e, verrebbe da dire, una cura specifica per le misure preventive di welfare).

Al momento, il nostro territorio risulta solo marginalmente meno in salute della macroregione del Nord Ovest e dell’Italia (67% di persone in salute contro il 71 e il 70% rispettivamente, nel 2016), ma conta un più alto tasso di persone con malattie croniche (il 25% dei residenti ha due malattie croniche contro il 21% del Nord Ovest e dell’Italia) e di consumo di farmaci (il 49% ha consumato farmaci negli ultimi due giorni, contro il 45% del Nord Ovest e il 41% dell’Italia).

Stefano Gaggero è collaboratore del CSC Centro Studi Cooperativi “Danilo Ravera” di Genova 

Sul sito di Legacoop Liguria gli articoli di Ottavio Traverso:

Povertà e Famiglie. Ecco i dati della ricerca del Centro Studi Danilo Ravera  

Più occupati e più fatturato. Le coop sociali liguri tracciano il futuro al Congresso

L’articolo di Alessandra Costante e Alberto Maria Vedova, Povertà, «un quarto dei liguri a rischio: persi 1200 euro l’anno a famiglia» (Secolo XIX 13 novembre 2017)

Sul canale You Tube Legacoop i video con le interviste al sindaco di Genova Marco Bucci, al vicepresidente di Legacoop Liguria e coordinatore regionale Legacoop sociali Alessandro Frega, all’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Genova Francesca Fassio e all’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi 

per approfondire: 

ISTAT, Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie, Report 6 dicembre 2017

l’immagine in copertina: 

Homeless reading on the sidewalk, San Francisco, CA @Franco Folini 2006

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