La Liguria nel rapporto 2017 sul benessere equo e sostenibile

Sebastiano Tringali - 30 Dic 2017 - 15:11
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Alla sua quinta edizione, il Rapporto BES 2017 dell’Istat entra tra gli strumenti di valutazione e programmazione della politica economica nazionale. Focus sulla Liguria sulla base dei nuovi indicatori

Il quinto rapporto BES dell’Istat

Attraverso il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES), diffuso a metà dicembre dall’Istat, è possibile leggere lo sviluppo del Paese e l’evoluzione del concetto stesso di benessere sulla base di un panel di dodici domini, alimentati da una pluralità di indicatori.

Tali elementi sono stati sottoposti quest’anno dall’Istat a significative verifiche, coerentemente con il carattere dinamico e mutevole nel tempo del rapporto, ormai entrato a fare parte del complesso degli strumenti di programmazione e valutazione delle politiche nazionali.

Dal 2017, infatti, la solidità metodologica e la possibilità di lettura della società attraverso indicatori non solo economici hanno incardinato il BES nella Legge di Bilancio italiana, che nella sua versione definitiva presenterà un allegato al Documento di economia e finanza (DEF) che conterrà lo stato attuale e le previsioni sull’andamento degli indicatori, cui seguirà a febbraio una Nota illustrativa sull’evoluzione di questi sulla base degli effetti determinati dalla Finanziaria dell’anno precedente.

Inoltre, il sistema degli indicatori individuati mostra evidenti analogie con quello adottato nella misurazione degli obiettivi di sostenibilità e prosperità concordati dalla comunità globale con l’approvazione dell’Agenda 2030. 

L’Istat negli ultimi anni ha effettuato infatti un grande sforzo di armonizzazione e rimodulazione degli indicatori – attraverso l’eliminazione di alcuni, non sufficientemente coerenti o aggiornati, e l’introduzione o l’accorpamento di altri indici – per renderli coerenti con l’Agenda 2030 e poter rilasciare così periodici aggiornamenti per il monitoraggio dei diciassette SDGs (Sustainable Development Goals).

I dashboard pubblicati sul sito Istat, oltre a fornire una rapida visualizzazione dei dati regionali, consentiranno quindi di valutare e monitorare lo stato di attuazione a livello locale anche degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda europea.

Per i 12 domini in cui è strutturato, il Rapporto BES 2017 analizza 129 indicatori, dieci dei quali di nuova introduzione, attraverso i quali è possibile leggere l’evoluzione del benessere in Italia a livello tematico e a livello territoriale. Per il momento su scala regionale: sono allo studio ipotesi per rilevazioni a livello provinciale e comunale.

Nell’analisi del rapporto, che tiene conto del posizionamento della Liguria anche in relazione al Nord Italia, viene qui riportato l’andamento degli indicatori nei singoli ambiti di rilevazione presi in considerazione dall’Istat: Salute; Sicurezza; Istruzione e formazione; Benessere soggettivo; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Paesaggio e patrimonio culturale; Benessere economico; Ambiente; Relazioni sociali; Innovazione, ricerca e creatività; Politica e istituzioni; Qualità dei servizi. 

L’evoluzione del benessere in Italia e in Liguria

Miglioramenti più o meno intensi si registrano in molti ambiti del contesto socio-economico del Paese, di cui il rapporto conferma con il 2016 la definitiva uscita dalla crisi.

L’evoluzione positiva del benessere è sostenuta principalmente dal trend di crescita nell’istruzione e nella formazione, del reddito disponibile e dell’occupazione, dell’accesso ai beni culturali e alla banda larga e della soddisfazione per la vita.

Un mix di dati oggettivi e di percezione soggettiva che, al solito, si articola con differenze sostanziali lungo la Penisola a conferma di una ripresa a più velocità e caratterizzata da un aumento generalizzato delle diseguaglianze.

Rimangono esclusi da questo quadro generale positivo la qualità delle relazioni sociali, in progressivo e continuo deterioramento, e la vasta area ora definita dell’innovazione, della ricerca e della creatività, che dopo un breve periodo di crescita è oggetto nel 2016 di una battuta d’arresto a dispetto dell’importanza nella crescita complessiva dei settori intercettati.

Per quanto riguarda reddito disponibile e occupazione, il miglioramento degli indicatori non nasconde una realtà più volte sottolineata da altri rapporti e indicatori degli istituti di rilevazione, nazionali e internazionali. 

Nonostante la significativa crescita del reddito disponibile e del potere di acquisto delle famiglie, è da sottolineare come tale crescita non sia uniforme, essendo più intensa per il quinto più benestante della popolazione.

Identica considerazione vale per la qualità dell’occupazione, laddove peggiorano il lavoro irregolare e la quota di occupati in part-time involontario, mentre d’altro canto si riduce la quota di lavoro precario e di lavoratori sottoretribuiti.

In relazione all’evoluzione degli indici compositi che formano i dodici macrodomini, la Liguria segue il trend nazionale nella maggior parte di essi, distinguendosi nella soddisfazione nei confronti della politica e delle istituzioni, stazionaria in un quadro nazionale in crescita (ma superiore alla media del Nord), nella percezione della sicurezza e nel paesaggio e patrimonio culturale, dove la regione si colloca su valori negativi in controtendenza rispetto alla situazione nazionale.

Per il 2016, gli scostamenti più significativi dalla media nazionale riguardano la qualità dell’aria urbana, la mobilità dei laureati,  la soddisfazione per i servizi di mobilità  e la soddisfazione generale per la propria vita, dato quest’ultimo in peggioramento rispetto al 2015 (Confronto fra indicatori per regione: Liguria rispetto a Italia, anno 2016). Nel raffronto sull’Italia sono 28 gli indicatori che si discostano in negativo dalla media nazionale, contro i 58 valori di segno positivo.

Performance peggiori si registrano nel raffronto con il Nord Italia.

La Liguria primeggia nella diffusione di aree protette e aziende agrituristiche, registra una maggiore fiducia nei partiti e nelle istituzioni e nella durata dei procedimenti civili.

Ma sul fronte della migrazione di giovani laureati, nei servizi di mobilità, nel rischio di povertà, nelle relazioni sociali e persino nella qualità dell’aria, il confronto con il Nord penalizza sensibilmente la regione in ambiti nevralgici (Confronto fra indicatori per regione: Liguria rispetto a Nord, anno 2016).  

Salute

Gli indicatori sullo stile di vita degli italiani rilevano limitate diminuzioni dei comportamenti a rischio per la salute (fumo, abuso di alcol, sedentarietà, alimentazione inadeguata), un miglioramento generalizzato nella salute delle donne, una stazionarietà nella prospettiva di una vita senza limitazione per gli over 65.

In Liguria tale aspettativa di vita in salute dopo i sessantacinque anni è più elevata sia rispetto al Nord sia al resto d’Italia (è prima insieme al Friuli Venezia), a dispetto della diffusione di fumo, sedentarietà (in particolare tra gli uomini), alimentazione con scarso apporto di verdura e frutta e dell’aumento dell’abuso di alcol dalle persone dai 14 anni in su, dato in linea con il Nord ma superiore alla media italiana e in crescita rispetto al biennio precedente (Speranza di vita senza limitazioni a 65 anni, anno 2016).   

Istruzione e formazione 

L’istruzione e la formazione assolvono un ruolo fondamentale nella definizione di una società equa ed equilibrata e sono elementi che contribuiscono in maniera sensibile alla competitività della nazione e dei territori, per cui sono di buon auspicio l’aumento della partecipazione ai processi formativi (anche di formazione continua) e alla fruizione culturale, la discesa del tasso di abbandono precoce dalla scuola, il miglioramento del tasso di conseguimento di un titolo terziario (che aumenta di un punto rispetto al 2015).

Permangono, sebbene in diminuzione, i divari tra le regioni e con il resto d’Europa, mentre crescono le differenze di genere (a favore delle donne, mediamente più istruite) e tra i giovani italiani e i nati all’estero, il cui tasso di abbandono scolastico è più elevato (30% rispetto al 11,8% dei nativi italiani).

Diminuiscono i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano. Fenomeno generalizzato a tutta la penisola, con punte in particolare nel Nord, in Emilia Romagna e Liguria (17,6%, -3% sul 2015), con il riallineamento della  regione ai valori del Nord Italia, per la prima volta dal 2011 (Giovani che non lavorano e non studiano (Neet): Liguria rispetto a Nord, anni 2005-2016).

Nel complesso dell’istruzione e della formazione, la Liguria registra valori negativi rispetto al Nord e al Nord Ovest, nella pressoché totalità degli indicatori.

Sono migliori della media i soli valori relativi alla frequenza nelle scuole d’infanzia, nella percentuale di diplomati e nella quota di questi che si iscrive all’università nell’anno del diploma (Confronto fra indicatori per regione: Liguria rispetto a Nord, Istruzione e formazione, anno 2016).

Diminuiscono sensibilmente nella nostra regione le competenze digitali, fenomeno ancora più evidente se rapportato alle altre regioni del Nord Ovest, dove solo la Val d’Aosta segue il trend discendente della Liguria (Competenze digitali: Nord Italia, anni 2015-2016).

Lavoro e conciliazione dei tempi di vita       

Anche sotto il profilo occupazionale, sebbene in linea con un contesto nazionale di miglioramento del mercato del lavoro, il distacco tra la Liguria e le regioni del Nord Italia permane evidente nei suoi principali indicatori.

Secondo l’Istat in Italia il mercato del lavoro nel 2016 cresce a ritmi più sostenuti, con un tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni in crescita per il terzo anno consecutivo (61,6%, +1,1 sul 2015); in Liguria si attesta al 67,1%, contro una media del Nord Italia del 70,1%.

È la qualità del lavoro a latitare: cresce dal 2015 al 2016 in Liguria la percentuale di occupati a tempo parziale involontario, diminuisce quella delle stabilizzazioni, aumenta il tasso di mancata partecipazione al lavoro mentre è in flessione la percentuale di occupati sovraistruiti (Confronto fra indicatori per regione: Liguria rispetto a Nord, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, anno 2016 e Serie storica per indicatori).

Benessere economico     

Cresce il reddito, ma non per tutti. Situazione globale, prevista già agli inizi del millennio da sociologi, economisti e politologi e confermata dai più recenti studi, quali il recente World Inequality Report 2018, stilato da oltre cento ricercatori di circa 70 nazioni, secondo il quale l’1% più ricco della popolazione ha concentrato il 27% delle entrate globali maturate tra il 1980 e il 2016.

A una crescita del reddito disponibile nominale, cui si accompagna un aumento significativo del potere di acquisto grazie ai prezzi stabili, corrisponde anche in Italia una sensibile crescita delle diseguaglianze, che privilegia la fascia della popolazione italiana con redditi medio-alti e penalizza le nuove generazioni.

Le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro spingono verso l’alto la quota di giovani a rischio povertà: rischio che per il complesso della popolazione italiana è cresciuto nel corso degli anni, collocando la nazione al 19° posto nell’Europa a 28.

Aumenta anche la grave deprivazione materiale (quando si manifestano quattro o più sintomi di disagio economico), la cui quota raggiunge il 12,1% dal 11,5 del 2015: 5 punti sopra la media europea e quasi il doppio della media dell’Area euro.  

Una situazione già emersa anche a livello regionale (si veda la nostra recente inchiesta La società dei vulnerabili), complicata da un indicatore, quello della bassa qualità dell’abitazione – che misura la percentuale di persone che vivono in abitazioni sovraffollate e/o con problemi strutturali – in cui la Liguria mostra un peggioramento significativo (-46% rispetto al Nord, -21% rispetto all’Italia) posizionandosi su livelli prossimi alla Campania e Puglia e alle regioni del Centro colpite dagli eventi sismici (Bassa qualità dell’abitazioneLiguria, anno 2016).

Nel confronto con le altre regioni del Nord Italia, il solo indicatore positivo, seppure di poco, è relativo al reddito medio disponibile (0,38% rispetto al Nord, +17,5 sulla media nazionale), mentre forti diseguaglianze nel reddito, bassa intensità lavorativa (in crescita), grande difficoltà economica (in calo) e rischio di povertà restituiscono la fotografia di una regione fortemente squilibrata nei suoi elementi di crescita del benessere economico (Confronto fra indicatori per regione, Liguria rispetto a Nord, anno 2016 e Serie storica).

Relazioni sociali    

Se continua a diminuire il tasso di partecipazione civica e politica, sembrano tenere sufficientemente le reti familiari, amicali e sociali, che contribuiscono in maniera rilevante al benessere individuale e collettivo. 

I liguri si dichiarano più fiduciosi nell’altro (sale al 25,7% la percentuale di persone over 14 che ritiene la maggioranza delle persone degne di fiducia).

I dati sul sostegno economico alle organizzazioni conferma ancora una volta una vocazione storica della regione sul fronte del volontariato e della partecipazione sociale, cui si accompagna una crescita della quota di organizzazioni non-profit sia rispetto alla media nazionale, sia rispetto al Nord (Quota di organizzazioni non-profit per 10.000 abitanti, Liguria, anno 2016).

Politica e istituzioni        

Gli indicatori soggettivi dei Liguri riguardo alla cosa pubblica restituiscono una fiducia generalizzata nel sistema dei partiti, nelle istituzioni e del sistema giudiziario, sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti.

Un credito che, in linea con la tendenza italiana, non si traduce in maggiore partecipazione elettorale, la cui serie storica evidenzia la sensibile diminuzione dal 2009 al 2014.  

L’unico indicatore negativo del dominio riguarda il sovraffollamento carcerario (123 detenuti per 100 posti disponibili per regolamento), mentre diminuisce significativamente la durata dei procedimenti civili (Durata dei procedimenti civili: Liguria, 2016).

Sicurezza

Anche il panel di indicatori sulla sicurezza è costituito da un mix di indicatori soggettivi e oggettivi. Tra i primi, cresce in Liguria la percezione di sicurezza, insieme alla quota di persone che riferiscono della presenza di elementi di degrado nella zona in cui abitano.

Tra gli elementi oggettivi, in costante crescita la violenza verso le donne, nei tre indicatori rilevati – fisica, sessuale e domestica – aumentati dal 2006 al 2014 in controtendenza rispetto alla situazione nazionale e del Nord Italia (Violenza fisica sulle donne, Liguria 2016).  

Benessere soggettivo

Solo il 39,2% della popolazione ligure si dichiara soddisfatta per la propria vita (41% la media nazionale), mentre il 21,9% ritiene che la situazione personale migliorerà nei prossimi 5 anni.

Percezione della situazione economica personale, salute, aspetti relazioni, tempo libero, cultura, aspettative per il futuro: i fattori generativi del benessere personale, registrabili solo soggettivamente benché supportati dagli elementi oggettivi descritti in precedenza, collocano la Liguria agli ultimi posti nella classifica italiana dopo tutte le regioni del Nord e del Centro Italia, -14,2% rispetto al Nord, -4,3% sull’Italia (Benessere soggettivo, anno 2016).

Paesaggio e patrimonio culturale

Gli ultimi quattro temi che compongono il rapporto BES (Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi) costituiscono la maggiore novità introdotta dall’Istat nella citata prospettiva di armonizzazione degli indicatori, che per il dominio del Paesaggio e patrimonio culturale si sono ampliati all’agriturismo, al patrimonio museale, alla pressione delle attività estrattive (in Liguria assai limitata, data la crisi dell’edilizia) e all’impatto degli incendi boschivi, come tristemente noto fattore di rilievo per la nostra regione.

In un quadro nazionale in crescita, il rapporto segnala l’aumento della spesa pubblica per la cultura, la ripresa degli investimenti nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, l’efficacia delle strategie di sviluppo rurale.

Ma la dimensione territoriale è d’obbligo in un segmento come quello dei beni culturali e ambientali, tutelato e valorizzato in diversa misura e con differente efficacia sul territorio nazionale.

Due dati su tutti fotografano la Liguria: in primis l’abusivismo edilizio, che non cresce (per la prima volta dal 2007 in diminuzione) ma non si discosta da una media molto alta, superiore al dato delle regioni del Nord Ovest (Abusivismo edilizio, regioni del Nord Ovest, anno 2016).

Il secondo dato riguarda la dimensione soggettiva del paesaggio: una quota molto elevata della popolazione ligure ritiene di vivere in luoghi affetti da evidente degrado (il 24,4%), ma solamente il 16,4% ritiene prioritario il problema (in Italia, rispettivamente 21,5% e 15%).

Sono elementi rilevatori di una scarsa sensibilità e di una perdita di attenzione sociale che contrastano con le constatate emergenze che notoriamente affliggono il territorio dal punto di vista ambientale.  

Ambiente

Diffusi segnali di miglioramento si riscontrano nell’ambiente italiano, sotto il profilo della qualità dell’aria, delle emissioni di anidride carbonica, dell’utilizzo di fonti energetiche alternative, del conferimento in discarica dei rifiuti: si tratta del 24,7% dei rifiuti urbani raccolti nei Comuni, con conseguente diminuzione della pressione sull’ambiente a vantaggio della circolarità dell’economia.

I progressi in campo ambientale, spinti anche da comportamenti più virtuosi da parte delle famiglie, si realizzano in un quadro anch’esso contraddistinto, come nel paesaggio, da forti differenze territoriali. Al Mezzogiorno è ancora molto alta la dispersione idrica, la dotazione di verde urbano è molto difforme sul territorio italiano, così come la balneabilità delle acque.

Anche in questo caso la percezione delle tematiche ambientali da parte della popolazione ligure (soddisfacente per il 74,5%, dato superiore alla media nazionale) si scontra con dati oggettivi negativi soprattutto nelle emissioni di biossido d’azoto, nella scarsa disponibilità di verde urbano, nella elevata percentuale di aree con problemi idrogeologici sulla superficie complessiva, nell’elevata quota di conferimento di rifiuti in discarica e di scarsa percentuale di energia da fonti rinnovabili (Confronto tra indicatori per RegioneLiguria rispetto al Nord, anno 2016).  

Innovazione, ricerca e creatività

Il dato più preoccupante per la Liguria di questa sezione del rapporto (già Ricerca e innovazione, ora esteso agli investimenti in proprietà intellettuale e occupazione nei segmenti) riguarda il tasso di migrazione dei laureati, che vede la regione sempre con un saldo negativo. Il dato è in coerenza con quello di una nazione che nel 2016 ha registrato l’espatrio di circa 16 mila laureati tra i 25 e i 39 anni, contro poco più di 5 mila rientrati.

Un segnale di permanenza della scarsa capacità del sistema Italia e della regione – il dato è più evidente nel consueto raffronto con le regioni del Nord, in particolare l’Emilia Romagna – di favorire prospettive di occupazione altamente qualificata per i laureati.

Aumenta in Liguria la spesa complessiva in ricerca e sviluppo, si mantiene elevata la quota di occupati nelle professioni creative (la regione è sesta in classifica) e soprattutto di lavoratori della conoscenza, ossia la percentuale di occupati con istruzione universitaria in professioni scientifico-tecnologiche, la cui percentuale porta la regione al secondo posto tra le regioni italiane, dopo il Lazio (Lavoratori della conoscenza, anno 2016).

Qualità dei servizi

Sopra la media italiana il dato sui posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, in crescita dal 2013, e sugli anziani trattati in assistenza domiciliare integrata, spia della particolarità demografica locale (vedi la nostra indagine La Liguria negli anni della crisi: la popolazione).

Infine, il livello di soddisfazione per la qualità dei servizi, prevedibilmente limitato nel caso del trasporto pubblico locale: 11,3% è la percentuale di utenti liguri ad avere espresso una votazione superiore a 8 per i mezzi utilizzati abitualmente, dato sensibilmente lontano dal grado di soddisfazione dell’utente (mediamente afflitto) italiano, 17,8%, e residente al Nord (24,1%), che colloca la regione al terzultimo posto in Italia dopo Campania e Lazio (Soddisfazione per i servizi di mobilità, anno 2016).

Le infografiche navigabili e le immagini statiche sono tratte da ISTAT, Rapporto Bes 2017: il benessere equo e sostenibile in Italia, dashboard di indicatori

Il Rapporto BES 2017 è scaricabile da questa pagina o dalla apposita sezione del sito ISTAT

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