© Florian Bugiel, Invisible 2014 (CC BY-SA 2.0)

La Liguria negli anni della crisi: la popolazione

Stefano Gaggero - 21 Nov 2017 - 14:01
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Nella prima parte della nostra indagine, come è cambiata la demografia ligure nell’ultimo decennio

L’indagine che segue evidenzia i principali indicatori demografici della nostra regione, in comparazione col Nord Ovest (la macroregione che include, oltre la Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta) e l’Italia intera, nella loro evoluzione più recente e secondo le prospettive per i prossimi decenni.

La Liguria ha vissuto una crisi demografica fino adesso eccezionale nel panorama europeo: oltre la perdita di abitanti, la nostra regione oggi si trova a essere l’unico territorio del suo livello in tutta l’Unione europea, assieme solo alle Asturie in Spagna, a contare una presenza di residenti entro i 35 anni inferiore al 30% e l’unico in assoluto in cui il tasso di residenti con 75 anni e oltre superi il 15%.

Il declino demografico ha subito un rallentamento grazie all’incremento dei residenti stranieri, ma il saldo migratorio, benché in linea coi valori del Nord Ovest e dell’Italia, è insufficiente per fermare la riduzione e l’invecchiamento della popolazione.

L’arrivo di nuovi residenti dall’estero oggi è la principale risorsa per contrastare il declino demografico: secondo EUROSTAT senza immigrazione nel 2066 la popolazione dell’Unione europea si ridurrebbe del 14% sul 2017, addirittura del 28% in Italia; al contrario, con un saldo migratorio più alto di quello delineato dalle tendenze attuali, la popolazione europea e italiana riuscirebbero a tenere (una crescita del 7% e una decrescita del 2%, rispettivamente, in 50 anni).

Il declino demografico richiede scelte politiche capaci di anticipare i bisogni di una società sempre più anziana e di accogliere nuovi cittadini dall’estero

Se l’evoluzione demografica non devierà dal suo corso attuale, tra mezzo secolo l’indice regionale di dipendenza strutturale, che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva su quella attiva e, quindi, misura l’equilibrio e la sostenibilità demografica di un territorio, conterà nel complesso 80 bambini fino ai 14 anni e anziani dai 65 ogni 100 adulti tra i 15 e i 64 anni; oggi l’indice si ferma a 66, già più alto del valore d’equilibrio di 50.

La popolazione più anziana della Liguria crescerà così di altre 20 mila persone, superando i 260 mila over 74, mentre la popolazione più giovane si ridurrà di altre 50 mila unità, fino a circa 400 mila residenti.

La situazione descritta dagli indicatori demografici richiede scelte politiche che siano ugualmente capaci di anticipare i bisogni di una società sempre più anziana e di accogliere nuovi cittadini dall’estero.

La Liguria è una regione in declino demografico da quasi mezzo secolo: al censimento del 2011 si contavano 282 mila residenti in meno rispetto al 1971, cioè un calo del 15%. La diminuzione dei residenti ha riguardato tutte le rilevazioni censuarie, stabilizzandosi nell’ultima; soprattutto è avvenuta in controtendenza col resto del Paese e il Nord Ovest, che, alternando fasi di stagnazione a fasi di crescita ridotta, al 2011 contavano il 10 e il 6% di residenti in più sul 1971.

Nessuna delle province liguri è riuscita a evitare il comune destino della regione, tuttavia la contrazione demografica ha riguardato principalmente la città metropolitana di Genova, causando la perdita di 232 mila residenti.

Le province di Imperia, Savona e La Spezia sono il motivo della sostanziale tenuta al censimento del 2011, grazie a lievi incrementi nel numero di residenti coerenti coll’andamento nazionale e del Nord Ovest.

Genova contava nel 2011 il 79% dei residenti del 1971, una popolazione più ridotta del 1936, mentre Imperia, Savona e La Spezia si mantenevano su numeri tra il 90 e il 95% di quarant’anni prima.

Gli indicatori demografici degli ultimi anni disegnano una regione che prosegue una curva demografica tra lo stagnante e il negativo, lieve ma inesorabile.

Il saldo demografico regionale totale (somma del saldo naturale e del saldo migratorio) segue in parallelo l’andamento dei saldi del Nord Ovest e dell’Italia ma, collocandosi diversi punti per mille al di sotto, risulta perlopiù negativo: la decrescita totale regionale media nel quinquennio 2012-2016 è stata dello 0,3 per mille, contro una crescita media pari al 4,4 nel Nord Ovest e 4 per mille in tutta Italia.

Le componenti della crescita sono un saldo naturale — dato dalla differenza tra nascite e morti nell’anno — che è tre volte peggiore dell’indicatore riferito alla macroregione e a tutto il Paese e un saldo migratorio — immigrati meno emigrati — che, pur essendo in linea con quello del Nord Ovest e migliore del dato riferito all’Italia, non è in grado di compensare la decrescita naturale.

Sia il saldo naturale, sia quello migratorio sono in peggioramento, se confrontiamo il periodo attuale con quello precedente al 2008.

Saldo naturale e saldo migratorio peggiorati dal 2008: è la regione più anziana e meno giovane d’Europa

Il doppio risultato di questi fenomeni decennali è che oggi la Liguria è sia la regione più anziana d’Europa sia quella meno giovane.

Il tasso di concentrazione di over 74enni si colloca al 15,4% nel 2016 (circa 240 mila persone) ed è il più alto tra tutte le regioni NUTS 2 dell’Unione europea, ben oltre la mediana del 9,1% (NUTS sta per “nomenclatura delle unità territoriali statistiche”, dal francese “nomenclature des unités territoriales statistiques”; la classe numero 2 raggruppa quasi 300 suddivisioni territoriali come le regioni italiane e francesi e le comunità autonome spagnole).

Allo stesso tempo la Liguria ha un tasso di concentrazione di under 35enni al 2016 del 28,9% (circa 450 mila residenti), anche qui molto indietro sul dato mediano del 39,1%.

A livello comunale, i dati sono disponibili fino al 2017, ma consideriamo il 2016 per coerenza con gli indicatori della dimensione europea.

La quasi totalità dei comuni della regione registra un tasso di concentrazione di over 75 superiore alla mediana delle regioni NUTS 2 dell’UE; Soldano (977 abitanti nella provincia di Imperia) con l’8,7% è il comune meno anziano.

I capoluoghi si assestano intorno al valore regionale: Genova e Savona al di sopra col 15,6% e 16,3%; La Spezia e Imperia al di sotto col 15,2% e 14%.

Consultando la mappa è facile notare dei picchi di concentrazione di persone oltre i 74 anni in alcuni comuni montani, tra cui spiccano il tasso del 30,8% a Cosio d’Arroscia (221 abitanti di cui 68 over 74, provincia di Imperia) e, in Val Trebbia (città metropolitana di Genova), del 40,7% a Fascia (33 residenti su 81) e del 41,2% a Gorreto (40 su 97).

Per quanto riguarda la presenza di giovani, nessun comune oltrepassa nel 2016 il valore mediano delle regioni NUTS 2 dell’Unione.

Dei quattro capoluoghi, col 27,3% Savona si trova sotto il dato regionale, Genova col 29% era allineata, Imperia col 30,3% e La Spezia col 30,6% si trovano al di sopra. Tra i comuni di medie dimensioni, Albenga, Taggia e Ventimiglia sorpassano il 31%.

Il saldo migratorio con l’estero e quello interno hanno mantenuto stabilmente un segno positivo dal 2002, in Liguria come nel Nord Ovest.

In questo tempo, l’apporto netto di persone dall’estero ha avuto un impatto dal doppio al triplo del movimento interno (non guardiamo al saldo migratorio “per altri motivi”, inerente alle iscrizioni e cancellazioni d’ufficio per operazioni di rettifica delle anagrafi, che però con l’allineamento censuario del 2013 ha avuto un impatto predominante).

Oltre essere meno rilevante, il saldo migratorio interno regionale è andato riducendosi dal 2002-2006, fino al minimo del 2013 (quasi nullo: 0,1 per mille), per andare a riprendersi nell’ultimo triennio; al contrario il saldo interno del Nord Ovest è quintuplicato tra il 2009 e il 2012.

I saldi esterni del Nord Ovest e della Liguria hanno invece seguito andamenti simili e una tendenza a diminuire: è dal 2009 che non superano la soglia del 5 per mille. A livello provinciale, la Città metropolitana conta un saldo interno tendenzialmente negativo in controtendenza con gli altri territori.

Triplicata in quindici anni l’incidenza della popolazione straniera residente, con una distribuzione fortemente squilibrata

Il tasso d’incidenza dei residenti stranieri è così triplicato in quindici anni, quasi quadruplicato in Liguria, raggiungendo il 10,6% nel Nord Ovest, l’8,7% in Liguria e l’8,3% in tutto il Paese.

Il tasso ligure è tendenzialmente allineato col valore nazionale, di circa un quinto inferiore al dato complessivo del Nord Ovest.

La distribuzione regionale dei residenti stranieri è squilibrata: nella provincia d’Imperia il tasso d’incidenza è al 10,6% nel 2016 (11% nel 2017), quindi oltre il valore del Nord Ovest, mentre nelle altre province si colloca intorno all’8,5%. In una serie di comuni dell’interno dell’Imperiese l’incidenza sfiora il 30% col record del 29% di Airole (nel 2016 118 stranieri su 407 residenti).

Le cifre della provincia sembrano spiegarsi con un fenomeno d’immigrazione da aree benestanti: in tutta la provincia, sempre nello 2016, circa il 14% dei residenti con cittadinanza straniera proviene da un Paese dell’Europa occidentale, Nord America o Australia-Nuova Zelanda (un po’ più dell’80% ad Airole), a fronte del 6% in Liguria.

Secondo l’ISTAT, il futuro di qui a cinquant’anni della nostra regione consisterà nella perdita ulteriore, lenta e costante, del 17% degli abitanti (una dimensione pari a quasi la metà della città di Genova o l’intera provincia di Savona), in coerenza con la contrazione del 12% stimata per l’Italia intera, ma in controtendenza con l’andamento calcolato per il Nord Ovest, che al contrario dovrebbe ritrovarsi nel 2066 col 96% dei residenti del 2017.

In questo modo, la struttura anagrafica nazionale si avvicinerà a quella ligure: la concentrazione di under 35 passerà dal 29 al 31% in Liguria e dal 34 al 31% in Italia, la concentrazione di over 74 dal 16 al 20% nella nostra regione e dall’11 al 21% in tutto lo Stivale.

Per parte sua, comprendendo anche la Liguria, il Nord Ovest con una curva tendenzialmente costante manterrà al 31% la concentrazione di residenti più giovani e vedrà crescere dal 12 al 20% la presenza di quelli più anziani.

Le componenti demografiche stimate includono un progressivo peggioramento del saldo naturale, meno accentuato in Liguria dove il numero è già assai ridotto (Italia da -2,4 a -7,4‰; Nord Ovest da -2,8 a -5,8‰; Liguria da -7,1 a -8,2‰), un saldo migratorio interno in riduzione per il Nord Ovest (dall’1,1 allo 0,2‰) e costante in Liguria (tra lo 0,7 e lo 0,8‰), un saldo migratorio con l’estero in leggero aumento per l’Italia (dal 2,3 al 2,6‰) e il Nord Ovest (dal 2,5 al 2,8‰, ma con un picco al 3-3,2‰ tra la metà degli anni ’20 e la metà degli anni ’50), in calo in Liguria (dal 3,5‰, che si prevede costante fino agli anni ’40, al 2,9‰).

L’immagine in copertina: Florian Bugiel, Invisible 2014 (CC BY-SA 2.0)

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