I Millennials liguri e la propensione a creare impresa

Sebastiano Tringali - 16 Ott 2017 - 14:15
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Fiduciosi nelle opportunità dell’Industria 4.0, convinti dei benefici della forma di impresa cooperativa, bisognosi di armonia nelle relazioni di lavoro.

Una fotografia dei Millennials liguri, non senza sorprese e discontinuità con la narrazione prevalente, proviene dai dati del secondo sondaggio SWG commissionato da Legacoop Liguria e presentato a Genova presso la sede di SIAT, Società Italiana di Assicurazioni.

Il primo sondaggio I Millennials liguri tra propensione al cambiamento e voglia di fare impresa, condotto come il secondo su un campione di duecento giovani liguri tra i 18 e i 34 anni e i cui risultati sono stati presentati lo scorso luglio, aveva squarciato il velo sulle preoccupazioni dei giovani e sui settori considerati strategici per l’immediato futuro.

Questa seconda tappa della collaborazione tra SWG e Legacoop, iniziata nel 2012 nel corso del Welcome Day, rivela una accresciuta fiducia nelle proprie forze, nel fare impresa, specie se innovativa, mentre di converso calano le aspettative nel posto fisso.

Cresce la spinta all’autoimpresa

Nel 2012 solo il 32% del campione si dichiarava propenso ad avviare un’attività imprenditoriale, mentre allo stato attuale la forbice tra autoimprenditorialità e lavoro dipendente si è sensibilmente accorciata: il 47% considera ideale il lavoro dipendente, mentre sale al 46% la propensione all’impresa da parte dei giovani.

Significativi i fattori di spinta (driver) al fare impresa e al lavoro autonomo, che si discostano significativamente dalla media nazionale: i giovani liguri spingono sull’idea innovativa come leva della nuova imprenditoria. Una piccola metamorfosi in atto nel tessuto giovanile ligure, che sembra avere individuato la cifra del proprio destino imprenditoriale nel coraggio e nella voglia di mettersi alla prova ed affrontare i rischi impliciti nell’attività di impresa.

La quota di chi avverte la propria preparazione sufficiente ad avviare un’impresa guadagna infatti 9 punti percentuali in cinque anni dal 28% del 2012 al 37% odierno, mentre cala dell’8% la percezione della propria impreparazione. Sapere e voglia di fare testimoniano una società giovanile non arroccata, che non gioca sulla difensiva ma chiede alle associazioni di rappresentanza, alla società e alla politica un ecosistema adatto a sviluppare le proprie idee imprenditoriali, mettere a frutto il proprio bagaglio formativo e le esperienze lavorative sin qui maturate. La lezione dello storico Fernand Braudel sembra sempre attuale:

«Un’innovazione vale sempre soltanto in funzione della spinta sociale che la sostiene e la impone».

I Millennials di fronte all’Industria 4.0

Tale percezione più rafforzata delle proprie capacità contribuisce a spiegare il dato più significativo emerso del sondaggio: rispetto alla media nazionale i liguri depongono aspettative sensibilmente maggiori dei coetanei del resto del Paese verso le opportunità derivanti dalla quarta rivoluzione industriale in atto: il 66% dei giovani liguri, contro il 36% a livello nazionale.

Il dato – come sottolinea il direttore scientifico di SWG Enzo Risso – ribalta completamente determinati preconcetti, sia sulla percezione comune dell’industria 4.0 sia sulla voglia di impresa da parte dell’universo giovanile ligure, non coerente rispetto alla semplicistica narrazione sui Millennials e rivelatrice, all’opposto, di una cresciuta attenzione e maturata sensibilità verso il contesto economico e sociale in transizione.

Dietro la consapevolezza che la società del futuro, grazie all’automazione e all’innovazione digitale, vedrà tramontare un variegato complesso di occupazioni meno qualificate, si avverte l’esigenza di acquisire competenze e capacità in grado di intercettare le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.

Le preoccupazioni maggiori dei giovani riguardo all’Industria 4.0 concernono semmai la gestione di questa trasformazione, gli scenari che prefigurano una società meno inclusiva e più competitiva, caratterizzata da maggiori disparità sociali ed economiche e con minori possibilità di guadagno, più controllata ed eterodiretta. 

L’attrattività dell’impresa cooperativa

I fattori di preoccupazione riguardo alla transizione in atto condizionano anche la scelta della tipologia di impresa. In questo, la forma cooperativa può nuovamente far valere i vantaggi competitivi che da sempre ne costituiscono l’essenza, rispondendo questa alle richieste di reciproco aiuto e solidarietà, offrendo la possibilità di lavorare in un ambiente armonico (si pensi a Robert Owen) e meno competitivo rispetto all’impresa di capitali, recependo per natura le istanze di protagonismo e partecipazione nelle decisioni.

Inoltre, aspetto non secondario che emerge dal recente libro di Enzo Risso Con rabbia e speranza (2016), il modello cooperativo è apprezzato dal 28% degli italiani come un generatore di buone prassi (contro il 20% delle Srl e il 17% delle Spa), capace di intercettare la quasi totalità degli aspetti della sharing economy, elemento calmieratore del mercato e stimolo al pluralismo economico: elemento centrale (anche per il suo peso economico, che vale il 7-8% del Pil) della Nuova Economia cooperativa e comunitaria (NEC). Tra i giovani, inoltre, sembra definitivamente tramontare la percezione della cooperativa come scelta dettata esclusivamente dai benefici fiscali (solo il 23% del campione).  

Di particolare interesse, anche in relazione alla provenienza geografica degli intervistati, sembrano quindi i dati del sondaggio relativi al numero di giovani potenzialmente propensi all’autoimpresa in forma cooperativa. Scelta che rivela un potenziale molto elevato, tra il 5% e il 10% di giovani coop-founders (10-15.000), che in condizioni ottimali sarebbero propensi alla costituzione di una cooperativa.

Un numero tanto più elevato se rapportato all’attuale consistenza delle imprese giovanili, che in Liguria nel 2016 non supera le 14.000 unità, rappresentando solo l’8,6% del totale delle imprese (contro una media nazionale del 10%) e collocando la regione al 15° posto nel panorama italiano per tasso di imprenditorialità giovanile (dati Unioncamere).

Ottimismo e fiducia nelle opportunità dell’industria 4.0 caratterizzano, infine, in misura elevata quanti tra i giovani dimostrano interesse nella tipologia di impresa cooperativa, segno di una percezione della cooperazione come luogo dove poter realizzare idee di impresa innovative crescendo imprenditorialmente in armonia.

Ascolta il podcast con il commento del presidente di Legacoop Liguria Gianluigi Granero

Guarda il video Imprenditoria giovanile: le prospettive in Liguria  su XIXTV www.ilsecoloxix.it

Vai al video sul canale YouTube di Legacoop Liguria con l’intervista al presidente di Legacoop Liguria Gianluigi Granero, al direttore scientifico di SWG Enzo Risso, al responsabile dei progetti internazionali di Generazioni Legacoop Lorenzo Novaro, all’assessore al Marketing Territoriale Cultura e alle Politiche per i Giovani del Comune di Genova Elisa Serafini.

Leggi sul sito di Legacoop Liguria l’articolo di Ottavio Traverso Ricerca SWG – Legacoop Liguria. Il 46% dei giovani ha voglia di impresa. E la cooperativa è la soluzione spesso ideale.

Guarda l’intervista a Enzo Risso sul sondaggio 2012 e leggi sul sito CSC la recensione al suo libro Con rabbia e speranza. Il nuovo volto dell’Italia in cerca di riscatto

Vai alla guida Come fare una cooperativa.

Guarda lo slideshow con le infografiche del Secolo XIX (@SecoloXIX 25 luglio e 15 ottobre 2017)

sondaggio SWG I
Infografica Secolo XIX 24 luglio 2017
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SONDAGGIO SWG II
Infografica Secolo XIX 15 ottobre 2017
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Tutte le infografiche sono @SWG – tutti i diritti riservati

Scarica il rapporto SWG-Legacoop Liguria 2017 Siamo pronti a fare impresa? Giovani, territorio, sviluppo

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