Disinformazia: la comunicazione al tempo dei social media

autore Francesco Nicodemo
titolo Disinformazia. La comunicazione al tempo dei social media
editore Marsilio
anno 2017
pp 240
isbn 978-88-317-2759-4
Prefazione Frédéric Martel
Presentazione Giampietro Mazzoleni
Ascolta l'articolo:

L’imminente campagna elettorale per le prossime elezioni politiche italiane riporta nuovamente d’attualità la minaccia del loro possibile condizionamento (e più in generale del condizionamento dell’informazione stessa) da parte di una propaganda centrata sulla disinformazione.

La recente inchiesta di Jason Horowitz (Italy, Bracing for Electoral Season of Fake News, Demands Facebook’s Help, «New York Times», 24 novembre 2017) conferma la centralità del tema nel dibattito pubblico e l’utilità di questo testo, il primo italiano, pubblicato da poco da Marsilio: Disinformazia: la comunicazione al tempo dei social media, scritto dall’esperto di comunicazione politica Francesco Nicodemo, già consigliere alla comunicazione di Matteo Renzi e collaboratore dell’Università Luiss Guido Carli di Roma sul Diritto nel web.

Prima di gettare lo sguardo al caso italiano, il cui ultimo precedente in materia è rappresentato dalla campagna per il referendum sulle riforme costituzionali del dicembre 2016, vengono esaminate le origini della nuova disinformazione, inquadrando il tema in quella dimensione di post-verità (espressione resa popolare dal «Guardian» l’anno scorso) entrata rapidamente nelle categorie concettuali del decennio, di cui i social media sono uno dei principali veicoli.

Temi a grande polarizzazione generano inevitabilmente cellule di post-verità: nell’intervento al recente meeting della Leopolda il docente all’Università Cà Foscari Walter Quattrociocchi ha rammentato come il 93% dei temi fortemente polarizzati si trasformi in fake news.

Inevitabile quindi che il ragionamento prenda le mosse dalle più recenti occasioni politiche in grado di mobilitare consensi su opzioni binarie, come il referendum britannico sulla Brexit e le elezioni presidenziali statunitensi che hanno portato all’elezione Donald Trump, vero principe della post-verità.

In entrambi i casi (e, come accennato, anche in occasione del referendum per il caso italiano), a creare terreno fertile per la disinformazione giocano le nuove identità e i nuovi comportamenti sociali indotti dall’utilizzo dei social network.

Le bolle (filter bubbles) in cui gli algoritmi dei social ci hanno profilato, le confort zone dei nostri profili che costituiscono altrettante camere dell’eco (un riflesso di quello che già pensiamo, già amiamo e ci interessa, e che condividiamo con le altre bolle, i membri della stessa comunità ideale) interagiscono tra loro alimentando la divisione tra i poli, ciascuno dei quali inconsciamente propenso ad accettare informazioni non verificate a sostegno della propria tesi.

Si tratta di un nuovo modello di comportamento sociale, che accentua la polarizzazione e alimenta l’humus necessario alla proliferazione delle fake. Proprio nella dialettica tra apertura e chiusura, il nuovo bipolarismo dei nostri tempi, risiede il naturale terreno di coltura della disinformazione, strumento di rafforzamento dei pregiudizi, di erosione del pluralismo e di quanto sin qui operato a favore della riduzione delle differenze e delle diseguaglianze.

La straordinaria opportunità di sapienza e approfondimento offerta potenzialmente dal web non ha come è noto, paradossalmente, aumentato la conoscenza e le capacità cognitive nell’utente.

Per Nicodemo si tratta di uno snodo fondamentale: alla base della disinformazione moderna risiede proprio «la tensione tra eccesso informativo e la superficialità nella reale conoscenza dei fatti».

I social media, inoltre, hanno anche amplificato la potenza di quei trucchi giornalistici da sempre utilizzati per piegare la notizia ai più diversi fini (dalla scelta dell’immagine alla titolazione, all’uso sapiente del catenaccio), chiamando in causa sia il ruolo dei media tradizionali nel contrasto a tale tendenza, sia la tenuta della deontologia professionale.

Elaborare strategie efficaci di comunicazione (di controdisinformazione?) in grado di mitigare se non eradicare l’attività di disinformazione e di non accurata informazione, non è opera semplice, ma non può essere allo stato dei fatti derubricato come elemento accessorio dell’azione politica e sociale.

Valga allo scopo, per il momento, il prezioso vademecum per una nuova comunicazione politica con cui l’autore chiude il volume.

per approfondire 

Matteo Troilo, Le false notizie da Marc Bloch al Web, in “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, 1 (2017), art. nr. 28, pp. 222-227, []. 

Potrebbero interessarti