Danilo Ravera, cooperatore

Redazione - 28 Giu 2018 - 1:00
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A due anni dalla scomparsa, pubblichiamo un ricordo plurale di Danilo Ravera, cui è intitolato il Centro Studi Cooperativi, protagonista dagli albori della cooperazione sociale in Liguria e fondatore di CO.SER.CO,  C.Re.S.S, Omnia e Is.For.Coop

Ancora oggi, a due anni dalla scomparsa, ai Cooperatori sembra di scorgerlo camminare per strada. Magari qualcuno alto, con gli occhi e i capelli chiari, la sigaretta accesa in una mano, il telefonino all’orecchio, a qualunque ora, qualunque giorno.
Se avevi bisogno, Danilo c’era sempre, anche la mattina presto e la sera tardi.
“Passa subito”, diceva, poi magari andavi e scoprivi che era appena partito per Milano, ma ancora grazie, prima o poi sarebbe tornato e te l’avrebbe data eccome una mano.

Il lavoro era tutto per lui, non andava neanche in ferie, non si sapeva mai cosa sarebbe potuto accadere in ufficio, e poi nei momenti di minor lavoro c’erano meno distrazioni, meno riunioni, meno possibilità di perdere tempo, si poteva lavorare di più. Contava la concretezza, ma anche con le parole se la cavava benissimo, oltreché con i numeri, che erano il suo forte.

Aveva un carisma innato che lo faceva essere amato da quasi tutti, e stargli vicino era veramente un’esperienza unica. Ti faceva venire in mente cosa avrebbe potuto comportare aver avuto a che fare con i grandi Dirigenti Cooperativi del passato. 

Un esempio di Probo Pioniere, dotato permanentemente solo di un telefonino, un’agendina con una matitina per gli appuntamenti e per la rubrica, un pacchetto di MS o due, un accendino e un cervello sempre acceso, anche non elettronico…

Basta, il ricordo è troppo doloroso, ma il suo telefonino nessuno di noi lo ha ancora né cancellato né dimenticato.

Il vuoto da lui lasciato è ancora evidente per molti di noi. L’impegno profuso tutti i giorni ricordando i suoi valori, mantiene viva la sua memoria e si è fino ad ora concretizzato nel cercare di portare a buon fine i progetti da lui avviati, mantenendo vivi tutti quelli già realizzati.

Ad oggi la percezione è che tanto ci sia ancora da fare, ma pensiamo con orgoglio che quello finora fatto, con il suo ricordo sempre vivo, possa essere quello che lui si aspettava da tutti noi.

A Danilo vorremmo dire “Stiamo crescendo nella tua assenza, portando avanti i tuoi insegnamenti per costruire un futuro nella cooperazione sociale”.

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