autore Giovanni Moro
titolo Contro il non profit
editore Laterza
anno 2014
collana Saggi Tascabili Laterza
pp 182
isbn 9788858109946
Sottotitolo Ovvero come una teoria riduttiva produce informazioni confuse, inganna la pubblica opinione e favorisce comportamenti discutibili a danno di quelli da premiare
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Non deve trarre in inganno il titolo dell’ultimo lavoro (2014) del sociologo Giovanni Moro, la cui refrattarietà a qualsiasi vocazione neoliberista è supportata dalla lunga militanza nei quadri di Cittadinanzattiva e di Fondaca (il think tank europeo sui temi dell’attivismo civico, le dinamiche di governance e la cittadinanza d’impresa) e dall’illustre ascendenza (è figlio dello statista Aldo Moro).

Contro il non profit non ha, infatti, tra i suoi propositi quell’attacco indiscriminato ai principi costitutivi dell’ampio e variegato terzo settore che il titolo provocatoriamente suggerisce, e che trova nel suo inusuale complemento la propria ragion d’essere: ovvero come una teoria riduttiva produce informazioni confuse, inganna la pubblica opinione e favorisce comportamenti discutibili a danno di quelli da premiare.

L’approccio iniziale, di ordine concettuale (che conduce l’autore a una approfondita analisi della genesi e dell’utilizzo del termine), può anzi contribuire a rafforzare i presupposti ideali dell’azione solidale, iniziando da una ridefinizione in positivo di un concetto, quale è il non profit, elaborato tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso per definire una branca di azione che non può essere ricondotta ai meccanismi di mercato così come comunemente li intendiamo. Destino, questo, che accomuna la gamma del non profit al terzo settore, soluzione semantica speculare rispetto ai consolidati segmenti dello Stato e del Mercato.

Tale analisi, lontana dall’essere meramente nominalistica, risponde all’esigenza di garantire al non profit (o meglio, a una parte di esso) una identità più specifica, che aiuti a far luce sulle evidenti contraddizioni e discrepanze che emergono ogni qual volta si cerchi di passare dall’astrazione alla misurazione (in termini occupazionali, di quota del Pil, di volume di affari) del settore in questione.

Contraddizioni che emergono pienamente soprattutto in ordine alla specificità e misurabilità dell’azione volontaria, che qualifica una grande parte (ma non tutte) tra le iniziative classificate come tali, per la prima volta venticinque anni fa, dalla John Hopkins University secondo uno schema ripreso in seguito dai principali istituti di ricerca, Istat incluso.

Lo studio della John Hopkins rappresentò all’epoca una vera e propria invenzione concettuale, che alla prova dei fatti evidenzia ora tutte i suoi limiti interpretativi, apparendo inoltre viziata da un pregiudizio ideologico: l’attribuzione aprioristica di un’aura di positività all’intero segmento non profit, che dall’azione solidale propriamente detta (esercitata verso soggetti svantaggiati, migranti, esuli, etc.), si estende nella pubblica opinione a tal punto da includere enti, fondazioni bancarie, associazioni multi-scopo, partiti politici e sindacati.

Il procedimento (in retorica definito come sineddoche, qui ben reso come effetto alone) comporta dunque lo scambio ideale di una sola parte per il tutto, con l’evidente rischio di ritorcersi sull’intero segmento qualora venga meno il rapporto fiduciario: l’effetto boomerang che logicamente ne segue è facilmente riscontrabile negli scandali che talora coinvolgono membri di associazioni filantropiche, l’esecrazione pubblica verso i quali va estensivamente a interessare e pregiudicare l’azione dell’intero settore.

Sebbene non si tratti di un problema esclusivo della contemporaneità (ricordiamo le diatribe ottocentesche sulla vera o falsa cooperazione e il lungo processo di definizione qualificante l’azione cooperativa), l’esigenza di revisione delle categorie concettuali del non profit si rende pressante quando si passi ad analizzare lo scenario nazionale e la sua specificità. Il caso italiano (il cui efficace sottotitolo è come farsi male da soli) si distingue infatti per un sostanziale aumento della confusione esistente, specialmente sotto il profilo normativo (in particolare dopo l’introduzione dell’impresa sociale nel nostro ordinamento) e fiscale.

La scheda del libro sul sito dell’editore Laterza

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